Passa ai contenuti principali

Trust

 Ciao lettori! 

Ho letto questo libro durante le vacanze di Natale per il tema del book club, che era "libri che hanno vinto o sono stati nominati a premi internazionali negli scorsi dieci anni". Ho deciso di leggere Trust perché è stato co-vincitore del Pulitzer nel 2023 insieme a Damon Copperhead

Mi fido sempre molto del Premio Pulitzer, perché ho sempre riscontrato che la scrittura degli autori vincitori fosse veramente buona - e sì, sono una grande fan di Donna Tartt e non posso dimenticare la schiacciante vittoria de Il Cardellino. Avevo sentito solo cose positive su Trust, sia da bookfluencers che da persone che conosco realmente, così ho deciso di dargli una chance. 


Innanzitutto: La trama.

Il libro ha una sola trama divisa in quattro parti, cosa che la rende molto interessante perché esplora lo stesso tema ma da punti di vista diversi.

Parte 1: Bonds
(Se non erro, il titolo è scritto in inglese)
La prima parte, Bonds, è scritta in forma di romanzo e ricorda la narrativa del tardo XIX/inizio XX secolo. Il racconto è la biografia di Benjamin Rask, un uomo che raggiunge il successo e la ricchezza grazie alla sua attività in borsa, quando la grande finanza è nata da poco. Lui è un uomo estremamente versato nel suo settore e usa la sua formazione in economia e la sua invidiatissima intuizione per diventare uno degli uomini più ricchi nella crescente New York City. Presto incontra la sua futura moglie, Helen, che ha vissuto una vita molto particolare a causa della sua incredibile intelligenza sviluppata durante l'infanzia trascorsa in Europa. Sfortunatamente presto Helen sviluppa una malattia mentale e un eczema, condizioni che portano la coppia a cercare una cura in un sanatorio in Svizzera, dove Helen alla fine perde la vita.

Seconda parte: La mia vita
Appena giriamo pagina e cominciamo la seconda parte del libro, però, l'uomo che ha ispirato Benjamin Rask, Andrew Bevel, prende le redini della storia e abbozza la sua autobiografia, che contiene spesso note e suggerimenti su come completare certi momenti della storia. Dichiara di voler riabilitare l'immagine della moglie, Mildred, la cui vita è stata dipinta con tinte oltraggiose dall'autore di Bonds. Nella sua sezione di storia, Bevel rivela che la moglie non è mai stata malata mentalmente, ma soffriva invece di una forma di cancro molto aggressiva.

Terza parte: Un memoir
La terza sezione del libro è scritta dalla ghostwriter di Andrew Bevel, Ida Partenza. La donna ora anziana ricorda come ha ottenuto il lavoro e parla delle sue opinioni riguardo a Bevel e alla sua vita. Ida accetta il lavoro come una giovane e povera aspirante scrittrice e si appassiona gradualmente alla personalità di Mildred, che traspare dalle decorazioni della casa e dagli accenni del vedovo. La sua parte di storia si svolge sia nel presente, dove la Ida ormai anziana trova i diari di Mildred e riesce infine a leggerli, e il passato, dove a ventitré anni Ida cerca di supportare economicamente suo padre, un anarchico, e incontra così Bevel. 

Quarta parte: Futuri
La parte finale del libro è il diario di Mildred, scritto quando lei si trova già nel sanatorio in Svizzera. Condivide i suoi ricordi, la sua storia e la sua malattia. Non voglio dire molto su questa parte, perché la personalità di Mildred rimane un mistero, ma è qui che raggiungiamo il punto migliore del libro. 

Come avrai immaginato, la storia non è proprio come vogliono farti credere i personaggi. Vorrei condividere alcune riflessioni (generiche, promesso) a riguardo, fammi sapere se hai avuto le stesse sensazioni leggendo il libro o se la mia prospettiva può interessarti a farlo.


Personaggi vs luoghi

Uno degli aspetti che mi piace di più dei libri è quando i personaggi e i luoghi che frequentano sono interconnessi, e in questo libro troviamo esattamente questo. 

La storia di Andrew Bevel è profondamente connessa con New York e la sua espansione. Il suo successo inizia durante gli ultimi anni del XIX secolo, quando scopre la sua passione per la finanza, diventando alla fine uno degli uomini più ricchi delle nazioni unite. Come cresce la sua ricchezza, così fanno anche i grattaceli intorno a lui. Nel libro ci sono frequenti allusioni alle nuove costruzioni e agli edifici sempre più alti. Bevel è ritratto perennemente dentro a stanze sempre più piccole, se non quasi esclusivamente all'interno del suo studio. Nella sua casa, seppur grande, lui occupa una piccola parte, chiudendo gli appartamenti di Mildred/Helen e impedendone l'accesso a chiunque. Raramente è ritratto fuori, e in quelle rare occasioni si sente a disagio e vuole tornare dentro.

Allo stesso tempo vediamo il contesto di Ida, che al contrario è nelle strade. Come Bevel viene sempre rappresentato dentro agli edifici, lei è quasi sempre fuori, e anche quando è dentro, cammina senza posa tra le stanze. A me è sembrata una metafora della condizione femminile, specialmente a quel tempo: per provare il proprio valore, le donne sono costrette a lavorare instancabilmente per affermarsi e devono lavorare molto più duramente degli uomini.

Infine, gli spazi di Mildred sono sempre ristretti e pieni di oggetti e persone, enfatizzando la sua personalità complessa e i suoi mille interessi, nonché la sua ricca vita interiore. Nel libro viene sempre descritta (da uomini) come una donna piuttosto solitaria, che si sente a disagio in una stanza piena di gente. Allo stesso tempo è una donna appassionata di arte, letteratura, musica, espressioni artistiche d'avanguardia ed è anche chiaramente molto intelligente. 

Vorrei specificare che i luoghi abitati da Mildred non sono suoi, bensì sempre legati a proprietà altrui, così come tutto ciò che la circonda: che si tratti della sua infanzia, del suo matrimonio con Bevel o addirittura nel sanatorio, dov'è sempre sotto il controllo di qualche inserviente, nessun luogo è veramente suo. Con, forse, un'unica eccezione: i suoi diari. Non approfondirò cosa succede (forse) quando viene lasciata sola - lo scoprirai leggendo il libro.


Critica sociale

La storia e Bevel sostengono che la ricchezza a cui hanno accesso deriva da uomini intelligenti e intuitivi che hanno capito come avere successo. Ma è una mentalità piuttosto maschilista, non è così? Bevel vede il suo successo come quello di un self-made-man, trascurando il fatto che lui stesso è partito da una famiglia già avvantaggiata, e così è la città. Ci sono molti momenti in cui i personaggi parlano tra di loro in una maniera molto egocentrica, attribuendo la ricchezza e la crescita degli Stati Uniti a uomini bianchi già ricchi e lodandoli per questo. 

Ho sentito una certa qual critica sociale in questa visione delle cose, soprattutto attribuendo il romanzo al periodo storico in cui è ambientato, ovvero l'inizio del secolo quando gli Stati Uniti sono cresciuti vertiginosamente in un breve periodo di tempo, ma a prezzo dei più poveri e di tante condizioni ingiuste che ritroviamo invece nella sezione dedicata a Ida, una immigrata di seconda generazione e figlia di un anarchico che cerca di lottare contro la ricchezza in un idealismo impossibile da concretizzare, in cui ho visto una resa. In particolare, Ida è anche una immigrata di seconda generazione e figlia di un socialista, dunque i suoi sforzi devono essere ancora ulteriori. Anche questo mi sembra un richiamo al presente, forse con etnie diverse ma pur sempre con una condizione di svantaggio.

Vorrei sottolineare ancora una volta la condizione femminile in cui si trovano le donne protagoniste: in primis Mildred, che pur essendo il cuore della narrazione, intorno a cui gira tutto il resto, viene considerata più come un oggetto da esporre e di cui parlare che come una donna intelligente e talentuosa. E lei, costretta dai tempi, deve fare buon viso al suo presente. Solo nei diari si ritrova la parte che ha giocato nella vita del marito, parte totalmente oscurata dallo stesso. Tutti ritengono di conoscerla meglio degli altri. Lo scrittore Harold Vanner per primo presenta una storia con nomi inventati e momenti inventati, ma non nasconde che i Bevel sono la sua ispirazione nella vita reale. Nella sua narrazione parla anche implicitamente di molti fatti che possono minare la reputazione di Bevel. E Bevel stesso infatti vuole rispondere a questi impliciti oltraggi e "pulire la reputazione di Mildred". Ida studia la situazione e viene introdotta con una prospettiva speciale in casa di Bevel, dove trova delle prove per dare credito (o no) sia alla versione di Vanner che a quella di Bevel. Ma il fatto permanente è che nessuno di loro la conosceva abbastanza per ritrarla fedelmente. Questo, devo ammettere, è piuttosto triste.
 
Credo che questa tematica dica più della condizione femminile di quanto sembri a primo impatto. A noi donne viene spesso detto come comportarci, cosa fare e come ci dovremmo sentire e reagire da persone che non comprendono pienamente la nostra realtà. Eppure, ognuno ha la propria da dire. Mildred non è altro che un essere umano complesso che deve fare delle scelte in base alle possibilità e alle circostanze, e questo penso sia chiaro dall'inizio. È l'ultima ad avere voce su se stessa e sulla sua voce, e tocca solo pochi tra i punti affrontati dagli altri personaggi.

Al contempo abbiamo Ida, vittima anch'essa di uomini che vogliono defraudarla dell'intelligenza e dei talenti. Lei, al contrario di Mildred, e forse anche grazie alla sua posizione socialmente inferiore che le permette di muoversi fuori dalla luce dei riflettori, riesce a imporsi e la vediamo nel presente come una donna che ha raggiunto i suoi obiettivi e che è oggi libera dall'influenza di chi vuole tarparle le ali. Sicuramente è un messaggio di speranza molto forte nei confronti del futuro. 


Il linguaggio

Si potrebbe dire che questo libro non sia che un esercizio di stile e sai cosa? In un certo senso lo è. 

La prima parte è scritta come un romanzo convenzionale. Mi ha ricordato dei libri della fine del XIX-inizio XX secolo, scritto in terza persona singolare al passato, con scrittore onnisciente, eppure mantenendo sempre un certo distacco dalle emozioni dei personaggi. È scritto molto bene e in maniera piuttosto poetica, e francamente sono stata un po' dispiaciuta quando ho scoperto che quella parte era finita, perché stavo apprezzando molto lo stile. 

Allo stesso tempo, forse la mia parte preferita è stata la seconda, quando scopriamo la versione della storia di Bevel, con qualche annotazione e frasi non finite. Capisco perché qualche lettore potrebbe non amare questa parte, perché spesso mentre stiamo leggendo una parte interessante, veniamo interrotti bruscamente con qualche indicazione come "aggiungere aneddoto divertente qui". Lo stile è sicuramente più sobrio e colloquiale, ma al contempo più pomposo (come la personalità di Bevel) e leggiamo una prospettiva che non si allinea sempre con quella del romanzo. Personalmente l'ho trovato molto divertente: il protagonista del racconto prende parola ed è impaziente di dire la sua.  

Poi c'è la parte di Ida, in cui racconta la sua parte della storia. Dopo la dettagliatissima descrizione del finto e del vero Bevel nelle prime parti del libo, la differenza è enorme. Seguiamo la vita di Ida, incontriamo suo padre e il suo fidanzato e veniamo a conoscenza di come è diventata la ghost writer di Bevel. Inoltre, questa è la parte in cui noi lettori possiamo più facilmente immedesimarci nel personaggio, perché siamo un po' come lei: abbiamo letto due versioni della stessa storia e dobbiamo farci un'idea personale. Inoltre, per quanto riguarda me in prima persona, sono una donna e sono italiana proprio come lei.

L'ultima sezione, che e anche la più breve, è quella in cui Mildred prende la parola con i suoi appunti sul diario, finalmente disponibile, letto da Ida stessa. Questa è la parte più criptica della narrativa e non è sempre lineare. Eppure abbiamo una prospettiva reale della personalità e dei pensieri di Mildred, il centro della storia, intorno alla quale gravita tutta la narrazione. Sono frammenti molto forti in cui la sua voce è intensa, parlando sia della sua malattia che del suo rapporto con il marito.

Posso solo immaginare quanto sia stato difficile per Hernan Diaz cambiare stile ogni volta, in un modo così ben scritto e coeso! Il libro nel suo insieme è come una matrioska: con ogni nuova rivelazione ci addentriamo sempre più nella conoscenza dei personaggi e della narrazione, anche grazie alle diverse prospettive. Sicuramente è stato un esercizio di stile, ma l'ho apprezzato molto e ancora una volta: capisco perché ha vinto il Pulitzer.


Quindi, qual è la verità? 

Per i lettori più attenti è facile riscontrare quante volte alcune frasi ed espressioni sono ricorrenti nelle diverse parti del libro, alcune volte in ognuna di esse e altre solo in alcune di loro. Uno degli aspetti più intriganti della narrazione è che ognuno dei personaggi sostiene di sapere "la verità" di quanto accaduto. Le parti diverse della storia sono esattamente questo: una supposta verità sulla realtà di Bevel, la sua caduta dopo il Giovedì Nero, e riguardo al suo matrimonio con la misteriosa Mildred e la sua personalità. Questi elementi sono il cuore del romanzo.

 Dunque il problema è:  

A quale voce dare fiducia

Il libro è una perfetta dimostrazione di come la verità sia un puzzle di informazioni discordanti che non hanno solo un modo per incastrarsi l'una con l'altra. Sta al lettore trovare una verità, quella che ci sembra più... veritiera. Forse è solo una tra le voci, o forse una combinazione di tutte loro. La cosa bella di questo libro è che è una lettura dinamica nella quale i lettori sono chiamati a partecipare, riflettere sulle parti differenti della storia e possono decidere a chi credere. 

E proprio qui arriva la parte divertente: chi può dire se la mia verità sia la verità? 


Penso che sia chiaro perché ho deciso di creare un blog di completamento alla pagina Instagram. E' tutto molto bello finché non trovi un libro di cui vorresti parlare per sempre e non hai abbastanza caratteri per fargli giustizia. Ho provato a condensare tutto nella descrizione dell'immagine, ma è impossibile. 

Grazie se hai letto fino a qui! Sei un eroe/un'eroina! 

Alla prossima

Ciao ~

Nymphna




Commenti

Post popolari in questo blog

Otto metri

Otto metri Jane uscì da casa sbattendo la porta, soffocando le urla di sua madre.  "Sei un fallimento". Quelle parole le rimanevano appiccicate alla mente, si facevano spazio, prepotenti, ricordandole cos'era. Le pizzicavano gli occhi per le lacrime. Si passò la manica della felpa sulle palpebre, camminando velocemente. Morse il labbro inferiore, nel tentativo di non piangere, di non urlare. "Inadeguata. Fallita. Nullità".  Si diresse quasi correndo fuori dall'inutile cittadina in cui viveva, che la stava risucchiando, senza lasciarle speranza. Tutto andava male.   "Cattiva alunna. Poco atletica. Innamorata senza speranza. Senza amici." Si bloccò di colpo quando arrivò nella piazzetta. Ciò che aveva appena spazzato via la rabbia e la tristezza aveva portato nel suo cuore qualcosa che lei avrebbe definito "angoscia".  Al centro dello spazio aperto, c'erano Jennifer e il suo gruppo. Rimase paralizzata.  "Fa' che non mi veda...