Otto metri Jane uscì da casa sbattendo la porta, soffocando le urla di sua madre. "Sei un fallimento". Quelle parole le rimanevano appiccicate alla mente, si facevano spazio, prepotenti, ricordandole cos'era. Le pizzicavano gli occhi per le lacrime. Si passò la manica della felpa sulle palpebre, camminando velocemente. Morse il labbro inferiore, nel tentativo di non piangere, di non urlare. "Inadeguata. Fallita. Nullità". Si diresse quasi correndo fuori dall'inutile cittadina in cui viveva, che la stava risucchiando, senza lasciarle speranza. Tutto andava male. "Cattiva alunna. Poco atletica. Innamorata senza speranza. Senza amici." Si bloccò di colpo quando arrivò nella piazzetta. Ciò che aveva appena spazzato via la rabbia e la tristezza aveva portato nel suo cuore qualcosa che lei avrebbe definito "angoscia". Al centro dello spazio aperto, c'erano Jennifer e il suo gruppo. Rimase paralizzata. "Fa' che non mi veda...